Razzismo per legge: un oltraggio all’umanità

Dopo aver messo a tacere con la fiducia alleati di maggioranza e Parlamento, il ministro della paura raccoglie il frutto avvelenato del razzismo istituzionale: trasformare in legge la campagna di criminalizzazione del diritto d’asilo e, più in generale, dell’immigrazione. L’odio verso i migranti su cui Salvini ha costruito la sua carriera personale e le crescenti fortune della Lega sono diventati Legge per la Camera dei deputati.

A ottanta anni dalle leggi razziali fasciste ecco la nuova Legge in “difesa” della razza.

«Nelle aule dei tribunali, nazionali e internazionali, negli spazi pubblici, in quelli delle organizzazioni sociali, nelle piazze, toccherà a noi  ̶ afferma in un comunicato stampa l’Arci nazionale  ̶ a tutte e a tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e la Costituzione, la salvaguardia dei diritti umani, mettere in campo una campagna di resistenza verso questa legge. Una campagna a tutela delle persone che saranno costrette a nascondersi, a lavorare in nero, che saranno ricattate e sfruttate perché rese più deboli da una legge che impedisce loro di avere un titolo di soggiorno, che inibisce la possibilità di vivere dignitosamente nel nostro Paese, anche quando ce ne sarebbero le condizioni».

Intanto gli effetti dell’odio seminato a piene mani si fanno sentire in tutta Italia. Due storie di ordinario razzismo ci dicono quale clima si respira da Sud a Nord.

Nella notte di sabato 24 novembre Fara, una ragazza eritrea di 19 anni in fuga dall’inferno dei campi di detenzione libici, dove come tante altre donne era stata stuprata, sbarca a Pozzallo con la sua bambina di appena 15 giorni, salvata da un parto senza assistenza, dal mare e dal freddo. Domenica 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, viene aggredita nel reparto di neonatologia dell’Ospedale “Maria Paternò Arezzo” di Ragusa. «Vattene non ti vogliamo»  ̶̶ urlano le mamme di altri bimbi  ̶̶ ; «ci porta malattie, è inammissibile che sia entrata qui».

A Gallarate c’è un sindaco leghista, Andrea Cassani, che si era già distinto per essersi fatto fotografare mentre pagava il biglietto del treno ad alcuni migranti per «mandarli a Milano al sindaco Sala». In questi giorni, non avendo ville dei Casamonica da abbattere con le ruspe, e senza individuare soluzioni abitative alternative, ha pensato di abbattere un campo sinti. La zelante azione di pulizia (costata quarantanovemila euro del bilancio comunale), iniziata con la rimozione del container dove bambine e bambini svolgevano il doposcuola, è proseguita fino all’abbattimento completo di roulotte e tende. Una volontaria è riuscita a recuperare uno scatolone dei libri di una studente di terza media, esaudendo un suo desiderio: «Salvate i miei libri per favore, non voglio vengano distrutti dalle ruspe».

Lo sgombero del campo sinti di Gallarate è punitivo e persecutorio, motivato solo dalla volontà del sindaco di emulare le gesta del capo. Risultato: anziani deportati in una tendopoli improvvisata, in uno spazio inadeguato; bambini allontanati dalle scuole, diritti umani, sociali e politici di cittadini italiani calpestati con un operazione inutile, dispendiosa ed inumana. [Celeste Grossi]

 

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