Guerra alla guerra/ Nessuna vittoria, 4 novembre, un giorno di lutto

Morti, feriti, profughi, disastri umanitari, crescita di disuguaglianze economiche, contaminazione di terre, e di acque. La guerra devasta vite, ambiente, democrazia, diritti.

«Oggi la guerra non funziona come un metodo dinamico per aiutare il giovane capitalismo in crescita. (…) L’odierna guerra mondiale nel suo complesso è una lotta di concorrenza del capitalismo già arrivato alla completa fioritura, per il dominio del mondo, per lo sfruttamento degli ultimi avanzi delle zone del mondo non ancora capitalistiche». Questo disse Rosa Luxemburg nel 1914, poco prima che iniziasse la Prima guerra mondiale, nel tentativo di evitare che anche i suoi compagni di partito la sostenessero. Luxemburg, profondamente antimilitarista, affermava che il proletariato non poteva identificarsi mai con nessun campo militare. Quello che occorreva allora e oggi è la resistenza: fare “guerra alla guerra!”.

La sua lucidità ci parla a distanza di oltre 100 anni. Anche oggi motivazioni geopolitiche sono causa delle guerre. Ce lo conferma l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo (www.atlanteguerre.it),che per la IX volta torna in libreria.

Ma noi cosa facciamo il 4 novembre? Celebriamo la “Vittoria” italiana nella “Grande guerra”.

La Vittoria? Papa Benedetto XV definì la Prima mondiale un “orrenda carneficina”, il “suicidio dell’Europa civile”, l’“inutile strage”.

La Vittoria? Lorenzo Milani in Lettera ai Cappellani militari toscani, (23 febbraio 1965) dalla sua scuola di Barbiana scriveva: «Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti? Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi?».

Il 4 novembre è un giorno di lutto per i tanti morti. Certo è un giorno da ricordare, come la fine di una carneficina. Invece di ricordare i ragazzini che furono mandati inutilmente a morire e ad ammazzare altri ragazzi come loro, continuiamo a celebrare i generali. «Il nemico è colui che vuole il monumento / Per le vittime da lui volute / E ruba il pane per fare altri cannoni/ E non fa le scuole e non fa gli ospedali / E non fa le scuole per pagare i generali / Quei generali, quei generali, quei generali / Per un’altra guerra…», canta Enzo Jannacci (“Il Monumento”).

Quante sono le strade italiane intitolate ad Armando Diaz? Non bastano. È di questi giorni la richiesta di una dirigente scolastica di Omegna di non intitolare al generale la piazza dell’istituto “Piero Gobetti”. «La denigrazione delle figure militari, tanto più eroiche come quella del Diaz, rappresenta un disvalore culturale che non può trovare terreno fertile nella scuola». Le ha risposto la parlamentare Augusta Montaruli.

Avviene a Omegna, città natale di Gianni Rodari, l’autore dell’illuminante “La guerra delle campane” il cui protagonista è Stragenerale Bombone Sparone Pestafracassone e di “Promemoria”: «Ci sono cose da fare ogni giorno: / lavarsi, studiare, giocare/ preparare la tavola, /a mezzogiorno. // Ci sono cose da fare di notte: /chiudere gli occhi, dormire, / avere sogni da sognare, / orecchie per sentire. // Ci sono cose da non fare mai, / né di giorno né di notte / né per mare né per terra: / per esempio, LA GUERRA».

Made in Italy

E invece molte guerre sono in corso. In Afghanistan i morti civili nel solo 2018 sono stati circa 4.000. La Turchia ha invaso il Rojava, in Siria del Nord, usando armi made in Italy. In Yemen l’Arabia Saudita bombarda bambine e bambini con armi made in Italy. In Libia sono stati documentati dall’Onu nel 2018 violenze, stupri e torture in centri di detenzione, finanziati anche in base agli accordi sottoscritti nel 2017 e appena rinnovati, dal Governo italiano, che per salvare la coscienza si è limitato a chiedere l’istituzione di una Commissione italo – libica per esaminare possibili modifiche; la Guardia Costiera, parte del traffico organizzato di esseri umani, un’organizzazione che agisce con “spregiudicatezza e violenza”, secondo le Nazioni Unite, è addestrata dall’Italia, e agisce con motovedette fornite dall’Italia (ne sono state appena consegnate altre dieci, come promesso dall’ex ministro dell’Interno.

Gli oltre 1.700 miliardi di dollari di spese militari mondiali sono sottratti a investimenti sociali e riconversione verso un’economia socialmente equa e ambientalmente sostenibile. Il presidente Sandro Pertini avrebbe voluto “svuotare gli arsenali e riempire i granai”. Ma le scelte del governo italiano non vanno nella direzione da lui indicata. In Italia le spese militari raggiungono i 70 milioni di euro al giorno; il governo si è impegnato a spendere altri 14 miliardi di euro per acquistare novanta F-35 dagli Stati Uniti.

Disarmare il mondo

Domenica 27 ottobre è morto Eugenio Melandri, un compagno di lotte per la pace e il disarmo, ci ha insegnato «A credere che è possibile un mondo di pace, anche, e forse ancora di più, quando c’è una guerra», così ha scritto Renato Sacco, ricordandolo su Famiglia Cristiana. Melandri è stato attivo nella campagna contro i mercanti di morte che ha portato alla legge 185/90 sul commercio delle armi, strumento fondamentale, anche se abbondantemente disatteso (pensiamo solo alla vendita di armi alla Turchia). È morto proprio durante la settimana internazionale per il disarmo (24 – 31 ottobre 2019).

La settimana, istituita nel 1978 delle Nazioni Unite, a distanza di quarantuno anni, sembra consumarsi come una ricorrenza rituale, con il rischio che solo in quei giorni si ponga attenzione alle pratiche quotidiane di donne e uomini attivi nelle campagne per il disarmo e alle riflessioni sulla necessità di un’efficace riduzione di eserciti ed armamenti per costruire un mondo di pace, non dominato da conflitti. Osare la pace e disarmare il mondo è una strada lunga, stretta e in salita, dunque, ogni passo verso la meta è importante e da apprezzare, anche quando appare del tutto inadeguato al momento che il mondo sta vivendo. Purtroppo della celebrazione i media mainstream non si sono accorti o hanno preferito non vedere. E comunque non bastano iniziative meritorie, ma episodiche. Serve un percorso per il disarmo tutto l’anno, una vera “Agenda per il Disarmo”, come sostiene da sempre Rete Italiana per il Disarmo: controllo dell’export di armamenti, riduzione della spesa militare, promozione di una difesa civile nonviolenta, contrasto alle armi di distruzione di massa, messa al bando delle testate nucleari; protezione dei civili dall’uso indiscriminato di armi esplosive in contesto urbano, stop ai sistemi d’arma della guerra attuale o del futuro come droni o “killer robots”.

È evidente che senza spostare risorse dalle spese militari a spese sociali non saranno raggiunti gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e non sarà affrontata davvero l’emergenza climatica.

Smilitarizziamo l’ambiente e le nostre vite

Forse non siamo in grado di calcolare esattamente quanto incidono sui cambiamenti climatici, ma certo gli esperimenti nucleari, le guerre in corso, le esercitazioni militari sono responsabili di vittime umane, di distruzione di servizi essenziali, tra cui scuole, strutture igienico-sanitarie, ospedali, abitazioni, acquedotti, di contaminazione ambientale, causa primaria di spostamenti forzati di popolazioni. Insomma un carrarmato, un cacciabombardiere fanno guerra anche al clima.

Nelle guerre Usa “antiterrorismo”, dopo l’11 settembre del 2011, fino al 2017 è stato consumato carburante che ha emessone almeno 1,2 miliardi di tonnellate di gas serra. E la stima che non comprende né la produzione di armi, né l’impatto sul clima e sull’ambiente delle distruzioni massicce di infrastrutture e case da ricostruire.

Anche in Italia il settore militare occupa terreni che potrebbero essere adibiti a coltivazioni o altre attività umane utili e che, invece, rimangono gravemente e permanentemente contaminati dalle attività militari, inquina, contamina e trasfigura il territorio, con danni alla salute delle popolazioni (metalli pesanti, uranio impoverito, …). Sono oltre 300 i casi riconosciuti di tumori che hanno colpito i soldati italiani in servizio all’estero, ma ancora assai poco si sa sull’aumento di tumori e malattie a danno delle popolazioni vittime degli attacchi militari, che non hanno canali per ricorrere alla giustizia o ottenere risarcimenti. [Celeste Grossi, ecoinformazioni]

Zvi zvi/ Rosa Luxemburg. Il personale è politico

«Sulla mia tomba non si dovranno leggere che due sillabe: zvi-zvi. È infatti il richiamo della cinciallegra che io imito così bene da farne accorrere un’enorme quantità, ogni volta che faccio loro il verso. E immagini che in questo zvi-zvi, che prima brillava chiaro e acuto come un ago d’acciaio, c’è da qualche giorno un minuscolo trillo, una piccolissima nota di petto. E sa, signorina Jacob, cosa significa questo? È il primo leggero trasalimento della primavera imminente; nonostante la neve, il gelo, e la solitudine, noi  ̶̶  le cinciallegre ed io  ̶̶ crediamo all’arrivo della primavera!».Leggi l’articolo Zvi zvi/ Rosa Luxemburg. Il personale è politico

Razzismo per legge: un oltraggio all’umanità

Dopo aver messo a tacere con la fiducia alleati di maggioranza e Parlamento, il ministro della paura raccoglie il frutto avvelenato del razzismo istituzionale: trasformare in legge la campagna di criminalizzazione del diritto d’asilo e, più in generale, dell’immigrazione. L’odio verso i migranti su cui Salvini ha costruito la sua carriera personale e le crescenti fortune della Lega sono diventati Legge per la Camera dei deputati. Continua a leggere “Razzismo per legge: un oltraggio all’umanità”

Indignatevi!

Stéphan Hessel, combattente per la Resistenza, deportato a Buchenwald, fuggito dal campo, naturalizzato francese, diventato diplomatico, nel suo pamphlet del 2010, Indignatevi!, esortava i giovani a lottare, a tenere alta l’attenzione, a uscire dall’indifferenza, a intraprendere una risoluta azione civile. Motivi per indignarsi ce n’erano molti nel 2010, per chi come Hessel aveva contribuito a elaborare la Dichiarazione universale dei diritti umani: il trattamento riservato agli immigrati, ai rom, ai palestinesi di Gaza, a tutti i poveri del mondo sempre più poveri. E allora la crisi era appena agli inizi. Oggi la povertà è cresciuta, ma è cresciuta anche la ricchezza che si è concentrata nelle mani di chi già era ricco, invece di essere ridistribuita. Oggi chi ci governa lotta contro i poveri, invece di lottare contro la povertà e contro l’evasione che ruba il futuro a noi e alle generazioni che verranno. L’Europa non è mai stata così ricca e mai così diseguale. Continua a leggere “Indignatevi!”

Landriscina ostaggio di cattive amicizie fasciste e razziste

Le parole sono pietre. «L’uso della forza mi fa schifo ma il fenomeno non va strumentalizzato», ha detto dell’incursione degli skinheads nel corso della riunione del 28 novembre di Como senza frontiere Giovanni Toti, governatore della Liguria di Forza Italia. D’altronde Alessandra Mussolini non ci trova «alcuna violenza» e Silvio Berlusconi ritiene che «Mussolini, forse un dittatore proprio non era… nel suo piccolo…». Continua a leggere “Landriscina ostaggio di cattive amicizie fasciste e razziste”

Effetti collaterali

«Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?». È il titolo suggestivo scelto dal meteorologo Edward Lorenz, per la sua comunicazione nel corso di una conferenza tenuta nel 1979.   Già nel 1963 Lorenz, per convincere i suoi colleghi che le condizioni meteorologiche sono sostanzialmente imprevedibili, nel corso di un dibattito all’Academy of Sciences a New York, affermò che «il battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre».

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Oltraggio alle coscienze umane

«La politica dell’Unione Europea di sostegno alla Guardia costiera libica perché intercetti i migranti e li consegni alle terrificanti prigioni in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità. Il sistema di detenzione per migranti è irrecuperabile: una situazione già disperata è diventata catastrofica». Così si è espresso Zeid Raad al-Hussein, Alto Commissario Onu per i Diritti umani. Continua a leggere “Oltraggio alle coscienze umane”

Una giornata particolare. Una violenza particolare

Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Quest’anno il primo pensiero va alle 26 ragazze nigeriane che non sono riuscite ad arrivare vive in Italia. Quelle ragazze erano insieme. Ed insieme sono state uccise. Vogliamo ripartire dove il loro cammino è stato brutalmente interrotto e far sentire con tutta la nostra voce che si tratta di un crimine contro l’umanità. La Libia, l’Italia e l’Europa dovranno rispondere della loro morte che non è una fatalità ma è frutto di disumane trattative che il governo italiano, tramite il Ministro degli Interni Marco Minniti ha stipulato. Continua a leggere “Una giornata particolare. Una violenza particolare”